Un lavoro che non ti piace ti distrugge: l’intervista ad Alice Ferri

Aggiornamento: 7 giu

Un estratto dell’intervista ad Alice Ferri, Manager Finance Division della Chaberton Partners che si è raccontata in un’intervista con Federico Morra, Presidente di Fenice Academy.




un lavoro che non ti piace ti distrugge: intervista ad Alice Ferri

Quando il lavoro a tempo indeterminato non è sempre un traguardo


Il mio percorso inizia da una laurea in scienze della comunicazione, percorso di studi che avevo intrapreso perché volevo fare l’Art Director in un’agenzia di pubblicità.

Questo era ciò che credevo, finché una serie di congiunture non necessariamente ricercate da me mi hanno portato a lavorare in banca, quando ancora non avevo terminato la specialistica.


Ho lavorato in banca come dipendente a tempo indeterminato per 3 anni, 3 anni in cui lavoravo dalle 9.00 alle 18.00 aspettando con ansia i giorni del weekend, mentre la sera continuavo a studiare per terminare gli studi.


Il lavoro non mi piaceva e non mi interessava:

soffrivo parecchio.


Mentre studiavo di sera cercavo di convincermi che tutto sommato nei miei ventidue anni avevo già un contratto a tempo indeterminato, uno stipendio fisso. Poche persone potevano vantare quello che avevo io tra le mani, ma era un lavoro decisamente lontano dalle mie corde, molto, troppo amministrativo.


Così, al termine della specialistica, decisi che a 25 anni non potevo rinunciare a fare qualcosa che mi piaceva, ad avere dalla vita ciò che mi appassionava e mi attivai rapidamente per spendere le poche competenze che avevo sviluppato, non in ambito pubblicitario, ma in ambito hr.



Ogni esperienza ha un valore spendibile


La cosa interessante fu che mi selezionarono proprio perché avevo avuto esperienza in banca.

Avevo sì una competenza molto acerba nella selezione hr ma la mia competenza in ambito financial services banking fu ritenuta di interesse da Randstad, multinazionale olandese che opera nella consulenza hr soprattutto per quanto riguarda la somministrazione del lavoro.


Mi assunsero quindi per fare lo start up della revisione finance e dopo pochi anni mi individuarono come uno dei talenti nascenti sulla parte di permanent placement tant’è che, quando si trattò di attivare la divisione dedicata alla selezione professional per Randstad italia, fui coinvolta in questo progetto per l’area del Nord-Ovest.


Il progetto si avviò bene, nel mentre ricevetti anche molta formazione aziendale, finché a un certo punto capii che era giunto il momento per me di capitalizzare quello che avevo imparato cambiando azienda.

Le opportunità di crescita in Randstad in quel momento scarseggiavano sull’area di Torino, per cui mi aprii alle offerte che potevano giungermi dagli altri competitor.


Scelsi il gruppo Adecco perché mi parve una grande opportunità:

in quel momento infatti nel gruppo non c’era ancora una struttura forte e solida che si occupasse di selezione manageriale, di head hunting e di consulenza strategica in ambito hr, quindi si profilava uno scenario di praterie da percorrere.

E così fu.


Sono entrata nel gruppo Adecco nel 2014, proprio quando sono partiti i due progetti Spring professional e Badenoch & Klark che sono ad oggi i due brand che si occupano della consulenza legata all’head hunting e alla selezione di profili specializzati e manageriali.


Sunto finale:

dopo circa 4 anni per una serie di motivazioni legate anche qui a una struttura che cresceva, al brand Badenoch che nel frattempo si era posizionato sulla fascia più alta, quella manageriale/executive, mi è stato proposto di passare in Badenoch & Klark, ampliando dunque anche l’area geografica di competenza che era sempre stata nel Nord-Ovest e che invece in Badenoch si estendeva ampiamente in tutto il Nord Italia.


Ho lavorato altri 2 anni nello stesso gruppo, salvo poi entrare in contatto con quella che è la mia azienda attuale per cui lavoro in un altro progetto estremamente interessante.


È la prima volta che non lavoro in una grande multinazionale perché Chaberton Partners nasce sostanzialmente dall’idea di un imprenditore, che è stato un top manager nella direzione risorse umane di grandi gruppi multinazionali e che ha deciso a un certo punto di creare la propria società di consulenza.

Ha un team molto più snello basato su Lugano con un commitment molto forte sul territorio nazionale italiano e che mi offre la possibilità di fare questo lavoro con una grande flessibilità.

Ed eccoci arrivati ad oggi.



Che cosa possiamo imparare dalla storia di Alice Ferri?


Quando sei giovane, la domanda con cui tutti ti assillano e che tu stesso ti poni spesso è:

che cosa vuoi fare da grande?


Tutte le scelte che compi a partire già dall’adolescenza, da quando sei chiamato per la prima volta a scegliere il tuo percorso di studi per iniziare la scuola superiore, sono basate su questa unica domanda.


Ci sono almeno due diversi tipi di persone:

  1. C’è chi ha un solo interesse, da sempre; un interesse talmente forte che non ha bisogno di pensare al suo futuro: lo sa già.

  2. C’è chi invece per tutta la vita continuerà a chiedersi “che cosa voglio fare da grande?” ma è una domanda, se vogliamo, insensata, che a un certo punto ci si pone più per divertimento che per reale interesse nel trovare una risposta.

Alice ci dice ancora durante l'intervista che lei non lo so cosa vuole fare da grande ma non le interessa saperlo.

Ha conosciuto manager che ha avuto il privilegio di incontrare che all’apice della loro carriera, durante la quale avevano sempre avuto un determinato imprinting, hanno deciso di cambiare tutto e di dedicarsi quindi ad un’esperienza imprenditoriale.

Hanno scelto di cambiare completamente ambito di responsabilità.


Per esempio, c’è chi ha fatto operations tutta la vita e a un certo punto si è detto: adesso voglio fare sales, voglio sperimentarmi nella sezione commerciale.

E lo ha fatto.



Quello che in ogni momento della nostra vita realmente conta è scoprire cosa ci rende felici, dov’è il nostro cuore e dov’è la nostra passione.


E lo sai perché?


Perché un lavoro che non ti piace ti distrugge.

In quei 3 anni che Alice ha trascorso a lavorare in banca, in cui si è trovata a fare l’impiegata senza averlo desiderato in un contesto che non amava, era arrivata quasi ad essere depressa.

Ogni giorno, appena arrivava in ufficio, con un pennarello nero cancellava il giorno sul calendario per contare quanti giorni la separavano dal weekend.


Da quando fa il suo lavoro, il lavoro che ama, il lavoro per cui ha un'attitudine, non le è mai più successo.


In qualsiasi punto della tua storia ti trovi, puoi ancora riscriverla, puoi ancora darle il nome che desideri.

Se fai un lavoro che non ti piace, se non sai che lavoro fare, se sei alla ricerca di una professione che ti dia la possibilità di essere flessibile, di gestire gli impegni quando e da dove vuoi, se non vuoi essere uno tra quelli costretti a vivere vicino all'ufficio o al posto di lavoro, noi abbiamo la soluzione.


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