Quello che sai non vale niente

Ne abbiamo parlato in uno degli ultimi articoli (miti e leggende del lavoro dipendente).

Oggi vogliamo approfondire l’argomento:

a che serve studiare?


Il titolo è provocatorio ma non si allontana poi di molto dalla realtà. Chi di noi non conosce almeno un laureato che

  • non riesce a trovare lavoro

  • se lavora, è in un ambito totalmente diverso dal suo percorso di studi

  • nonostante la laurea, è un lavoratore precario

Vuoi sapere perché succede questo?


Perché quello che sai non vale niente.

Di per sé la conoscenza non ha valore.


Stai già sgranando gli occhi o corrucciando la fronte contrariato?

Aspetta a formulare giudizi affrettati.


Lascia che ti spieghi cosa significa di per sé dire che i titoli di studio, quindi anche i tuoi, di per sé non hanno valore.



IL PRINCIPIO DEL POTENZIALE


Immagina di avere una pallina in mano, una di quelle che rimbalzano.



Se la lasci sul palmo della tua mano, quella pallina non si muoverà ma resterà immobile fintanto che la terrai sulla mano.

Se invece la prendi con le dita e la lasci cadere, nel momento in cui cade esprime un’energia. Quando la tieni tra le dita di per sé ha un’energia potenziale che libererà una volta che l’avrai lasciata cadere.


Ora, immagina che la pallina sia il tuo titolo di studio e, più in generale, la tua conoscenza, ciò che sai.




La tua conoscenza ha quindi un valore potenziale che sarai tu stesso a liberare o meno secondo determinate azioni che deciderai di fare.

Acquisirà quindi valore, o meglio lo esprimerà nel momento in cui riuscirai a liberarla grazie ad azioni pratiche che generino un risultato.


Ad esempio, se sono in grado di costruire un mattone ma non lo faccio, nella pratica non creerò mai un mattone, quindi la mia conoscenza in quel caso sarà inutile.


Allo stesso modo, nessuno ti paga per ciò che sai, ma tutti possono darti un compenso per ciò che fai con ciò che sai.


È un concetto estremamente importante, perciò segnatelo bene a mente.


Forse ti potrebbe sembrare addirittura ovvio, ma lascia che ti faccia questo esempio per capire se è davvero così scontato.


Il 90% delle persone che decidono di contattare un’azienda per proporsi per una posizione aperta, al momento del primo contatto mette in mostra ciò che sa. E la chiude lì, sperando che una forza sconosciuta, magari la fortuna, gli apra le porte del lavoro.

Ora, secondo te scrivere a un’azienda alla quale vuoi proporti semplicemente che hai il titolo di studio x, che differenza fa in termini di risultato per quell’azienda?

Dovrebbe assumerti solo perché hai quel titolo di studio?

Sai quanti altri candidati hanno il tuo stesso titolo?


Cominci a capire di cosa parlo?


E se invece nell’e-mail scrivessi quello che puoi fare per quell’azienda grazie a quello che sai?


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Quindi, presta attenzione:

la conoscenza non applicata si riduce a mera informazione, inutile e inefficace.

La cosa importante è quello che fai con ciò che sai.


La prossima volta che ti lamenterai o sentirai qualcun altro lamentarsi perché, nonostante anni di studio, non viene assunto, prova a chiederti se sta pretendendo di trovare lavoro senza applicare quello che sa o senza mostrare l’applicazione di quello che sa alle aziende a cui si propone.


Inizia ad applicare questo principio e vedrai come la tua situazione inizierà a cambiare.

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