Rinuncia alla felicità: la vita è sofferenza


Secondo un’indagine riportata sul corriere.it, il 46% degli italiani non si ritiene soddisfatto della propria vita.


Dall’esito di questo sondaggio, sembra quasi sentire la voce del vicino accanto pronunciare:

la vita è sofferenza. È una continua rinuncia alla felicità.

Nella vita si va avanti.

E questo è tutto.


Senz'altro un profondo momento poetico ma...


Ora, se siete del profondo Sud, queste frasi potreste averle sentite per davvero da persone intrise di cultura del sacrificio e della rinuncia.

E non scendiamo sulle motivazioni, ché qui non ci interessa parlarne.


Ma anche se siete cresciuti in ambienti meno “rinunciatari”, potreste comunque essere circondati da persone o essere voi stessi persone che spesso rinunciano.

E non se ne accorgono neppure.

Rinunciano a che cosa?

A una vita piena di soddisfazioni, a una vita piena in tutti i sensi, in ultima analisi.


I sondaggi, sia che si tratti della vita in tutti i suoi aspetti, sia che si tratti del lavoro, quasi mai sono incoraggianti.

Sembra di vivere davvero in un Paese di insoddisfatti cronici.


Noi però non vogliamo far parte di questa massa di infelici.

E tu?



COS'E' LA FELICITA'?


Oggi colgo l’occasione per parlarti della felicità, a partire da 3 principi cardine che fra poco scoprirai. E indirettamente ci renderemo conto di che cosa significa davvero essere felici.


Siamo spesso abituati a criticare, a lamentarci, a giudicare, a parlare delle problematiche che incontriamo nella vita di tutti i giorni.

E in questi ultimi due anni le cose non hanno fatto che peggiorare da questo punto di vista.

Sia che accendi la tv, sia che leggi i giornali, online o cartacei che siano, sei bombardato costantemente da notizie allarmistiche, che instillano immediatamente un senso di ansia in chi sente o legge.


Ogni giorno siamo esposti a migliaia di titoli di cronaca, in grado di generare in noi impotenza, paura, terrore.

E questo – per la cronaca – è il potere del copywriting (ne abbiamo parlato di recente sul gruppo privato di Telegram: entra qui gratuitamente).


Oggi però non vogliamo parlare di questo.

A dire il vero, ne abbiamo già abbastanza.

Non serviamo noi ad aumentare questa corsa a chi suscita più paura.

Vogliamo parlare della felicità.

Questa cosa bellissima che è la felicità.


E per farlo, iniziamo dai noi del passato, dai bambini che siamo stati.

I noi senza preconcetti, i noi senza pregiudizi.

I noi al naturale.

(ed è subito pubblicità sul tonno. No, scherziamo, andiamo avanti piuttosto).


Cosa differenzia i bambini dagli adulti?

Molte cose in verità, ma qui ne prendiamo in considerazione tre:

le 3 caratteristiche chiave.


Iniziamo subito.


1) Un bambino nasce determinato


Il bambino, naturalmente, ha una forte determinazione.


Se cade, si rialza.

Se cade per la seconda volta, si rialza come se non fosse mai caduto.

Come se fosse sempre la prima volta.

E intanto impara a cadere sempre meno spesso.


Se vuole una spiegazione su qualcosa, ti chiederà "perché" fino allo sfinimento… il tuo, finché non gli avrai dato quello che chiede.


La chiave è proprio lì:

il bambino non fa uno sforzo, non sacrifica le sue energie.

E non si sfinisce.


Cos’è che invece a un certo punto hanno cominciato a dirci?

Uno dei primi paradigmi che ci insegnano è il celeberrimo:

no pain, no gain.


In parole povere: se vuoi ottenere risultati, devi soffrire.


Ed ecco il primo cortocircuito.

E la cosa assurda è:

più desideri qualcosa, più ti dicono che il tuo sacrificio dovrà essere grande.


Aspetta, cosa?


E sì, lì per lì abbassi la testa e annuisci ma…


Ora che hai qualche anno alle spalle e hai la possibilità di ripensare a tutto questo probabilmente ti sarai già chiesto:

non è che hanno confuso il sacrificio con l’impegno?

Il sacrificio con la dedizione?


Perché sì, certo che sono necessari impegno e dedizione per raggiungere un obiettivo, ma impegno e sacrificio non sono sinonimi, né tantomeno sacrificio e dedizione.

C’è un dizionario dal peso di 2.75kg a dimostrarlo.

Basta consultarlo.



2) I bambini nascono felici



ricordarsi di essere felici come i bambini

Ora, che ti sia venuto in mente il momento del parto quando il bimbo appena nato di regola piange e sembra disperarsi di essere venuto al mondo non importa. Ovviamente non parliamo del primo vagito.


Nei primissimi mesi di vita, i bambini quando piangono lo fanno per comunicare. Non perché sono preoccupati, non perché sono tristi.

Quando un bambino che cerca di stare in piedi, cade, a meno che la madre non comunichi la sua ansia e le sue paure e le trasmetta quindi al bambino, lui torna ad alzarsi come se niente fosse accaduto.

Non resta, insomma, in uno stato di agitazione perenne.



3) I bambini non hanno paura di avere paura


Il che vuol dire che certo che i bambini provano paura, ma solamente nel momento in cui c’è o avvertono un pericolo imminente.

Non succede invece che il bambino abbia paura di provare paura.

La sua paura è necessaria. E' funzionale a un pericolo che avverte reale.


Le nostre paure invece su cosa si fondano?

Su pericoli imminenti? O su pericoli indotti?



essere felici

Ecco, a partire da questi 3 spunti, che cosa possiamo imparare allora sulla felicità?

Di certo non che, non essendo più bambini, l’abbiamo perduta.


Il punto è questo:

non è la vita a riservarci squarci di felicità gratuita.

Siamo noi che decidiamo consapevolmente quanto allontanarci o avvicinarci a quella sensazione di serenità che avvolge chi si lascia avvolgere.


  • Che stimoli ricevi ogni giorno?

  • Che persone frequenti?

  • Da quali notizie sei bombardato?

  • Vivi nel caos o nella tranquillità?


Se senti che qualcosa nella tua vita deve cambiare, ma non sai ancora bene che cosa, prova innanzitutto a rispondere a queste domande.

E fai spazio.

Nella tua mente e nel tuo ambiente.


Solo così, le risposte o, se preferisci, le giuste domande, cominceranno a fare capolino e a indicarti la strada da percorrere.


A proposito, c’è un articolo interessante sull’importanza di fare spazio nella propria vita e nel proprio ambiente a cui, se ti interessa l’argomento, dovresti dare un’occhiata. Eccoti il link: come liberarsi dal disordine e riprendere in mano la propria vita)


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